Il Mandylion di Manoppello
FotoIl Volto Santo nel Santuario di Manoppello (foro di Ra Boe)Nell'Agosto del 2009 arriviamo al Santuario di Manoppello. E' circondanto dal verde dei boschi della Majella che mitigano il gran caldo della giornata estiva. Siamo entusiasti dei grandiosi panorami che ci hanno accompagnato lungo il viaggio dalla costa fino all'entroterra abruzzese sempre ricco di scorci mozzafiato, di luci e colori che ti entrano nel cuore, di terre e campi coltivati di cui assaporiamo già il gusto dei frutti che producono. Olio, verdura, frutta, grano.... già grano perché Manoppello deriva il suo nome dall'epoca romana, infatti indica il mazzo di spighe stretto dalla mano.
Le grandi vallate si insinuano nelle scure montagne in lontananza e si rimane in silenzio ad ammirare. Perché lì c'è tutto il senso dell'uomo e della natura. La fatica del lavoro e la ricerca del soprannaturale in noi e nell'architettura dell'universo.
Siamo arrivati e siamo contenti perché viaggiare in queste campagne rilassa la mente e ben dispone ad apprezzare quello che s'incontra lungo le strade cammin facendo. Sopra a tutto, sempre, nei nostri girovagare per l'Abruzzo abbiamo sentito con forza la presenza di un vitale spiritus loci e il profumo del passato che ancora inebria chi cerca dentro di se le radici vigorose di antiche culture. E Manoppello non ci delude.
Il Santuario del Volto Santo ci ricorda qualcosa, ma noi stiamo cercando i segni nascosti, quelli che si leggono sui capitelli di antiche colonne o sotto affresci scrostati che lasciano trasparire altre pitture murarie più antiche e più sincere, finché "lo strano", "il fuori posto" ci ritorna davanti in primo piano "a tutto schermo": è come se la Basilica di Collemaggio fosse stata trasportata li con diverse forme ma con tutto il suo fascino di rosea bomboniera... Che dono nascondono? Perchè?
Perché due costruzioni così distanti nel tempo e così simili nella facciata decorata a pietre alternate bianche e rosa, tali da sembrare un lieve velo di pizzo? Che cosa ricoprono con tanta delicatezza?
Certo il Santuario di Manoppello custodisce con devozione il Santo Volto di Gesù ossia il telo che reca l'impronta acheropita del viso del Cristo mentre la Basilica di Collemaggio ospita e venera le spoglie del "povero eremita" Pietro Angeleri che nel 1294 diventò Papa con il nome di Celestino V.
E allora esiste forse una sottile trama che lega queste due reliquie e che intesse le facciate di questi due monumenti? E' necessario a questo punto ripercorrere la storia medioevale per azzardare qualche ipotesi.
Nel 302 A.C. in Mesopotamia, nella regione chiamata Osroene, situata tra i monti dell'Antitauro ed il fiume Balikh affluente dell'Eufrate, venne fondata da Seleuco, generale di Alessandro Magno, la citta di Edessa.
La dinastia dei seleucidi mantenne il controllo della città e dell'Osroene per circa due secoli finché nel 130 A.C., la dinastia di Aryu conquistò il trono di Edessa. Questi re, che si tramandarono nel tempo il nome Abgar riuscirono a mantenere l'autorità ed il potere sfruttando la loro posizione di stato cuscinetto tra la Partia a est e la Siria Romana a ovest.
Tra alterne vicende politiche e aspre battaglie nel 212 D.C. sotto il figlio di Abgar VIII il Grande, Edessa ed il suo principato persero l'indipendenza diventando dapprima colonia romana fino all'annessione all'Impero Romano.
L'ultimo degli Abgar istitituì il cristianesimo come religione di stato.
Il mondo cristiano del primo millennio conobbe Edessa soprattutto per il possesso dell'immagine miracolosa di Gesù: il Santo Mandylion.
Secondo la leggenda il re Abgar V, afflitto da grave infermità e venuto a conoscenza del potere taumaturgico e dei miracoli che Gesù compiva in Galilea, mandò tre suoi funzionari di corte a Gerusalemme con uno scritto nel quale invitava Gesù a recarsi ad Edessa dove sarebbe stato accolto come il Redentore, affinché gli desse sollievo dai suoi mali. I tre incontrarono Gesù e in quell'occasione l'artista e segretario di Abgar, Hannan ebbe modo di ritrarre il viso del Maestro.
Comunque sia Gesù declinò l'invito promettendo che una volta portato a compimento il suo mandato divino avrebbe sollevato Abgar dalle sofferenze in quanto aveva creduto in lui pur senza vederlo. Nella lettera di risposta pare infatti che Gesù dica: "...coloro che mi vedranno non mi crederanno e coloro che non mi vedranno mi crederanno e vivranno..."
Secondo la leggenda dopo la morte di Gesù, l'apostolo Tommaso inviò Taddeo, uno dei settanta discepoli, alla corte di Edessa dove Abgar, colpito dalla trasfigurazione miracolosamente apparsa sul viso di Taddeo, guarì immediatamente dalla malattia e, essendosi convertito al cristianesimo, Edessa diventò la prima città cristiana.
In questo contesto si inserisce il ritratto di Gesù dipinto dal segretario di corte Hannan. Infatti Abgar tenne in gran considerazione l'immagine di Gesù che non aveva avuto modo di conoscere ma che aveva operato per la sua guarigione miracolosa.
Altre fonti e tradizioni considerano il Mandylion sia il telo usato da Gesù dopo essere stato battezzato da Giovanni nel Giordano, sia il velo con il quale Santa Veronica pulì il viso del Maestro dal sangue durante la passione verso il Monte Calvario. Sul velo infatti rimasero miracolosamente impresse le fattezze del Cristo. L'esistenza di Santa Veronica non é provata e molto probabilmente il suo nome deriva dal latino "vera icona" ossia vera immagine, come nel medioevo venivano chiamate le raffigurazioni di Gesù che pur essendo copie erano venerate poichè dipinte a sua vera simiglianza.
Alla morte di Abgar V nel 50 D.C. ad Edessa vennero ripristinati i culti pagani ma i cristiani nonostante le persecuzioni misero al sicuro nelle mura della città il Mandylion originale ed il carteggio intercorso tra Abgar e Gesù.
Nel II secolo D.C. sotto Abgar VIII il Grande, Edessa tornò città cristiana e ben tre secoli dopo, cioè sotto l'Impero Romano d'Oriente, la vera icona del viso di Gesù venne ritrovata e assunse il valore di preziosissima reliquia, incrementando l'arrivo di pellegrini da tutto il mondo cristiano.
Nel 639 D.C. gli Arabi conquistarono la Mesopotamia settentrionale ed Edessa con la sua reliquia. Bisanzio nel 943 D.C. chiese ed ottenne dagli Arabi la restituzione del Santo Mandylion che fu trionfalmente esposto a Costantinopoli nella Cattedrale di Santa Sofia e in seguito conservato nel Palazzo Imperiale. Fino al saccheggio di Costantinopoli del 1204 il Mandylion era elencato tra i tesori imperiali ma da allora della sacra Vera Icona bizantina non se ne ha più traccia.
In epoca medioevale tutta la cristianità venerava l'ormai perduto Volto Santo quale reale impronta del viso di Gesù prima della crocefissione, cioè l'unico oggetto, nascosto chissà dove, impregnato del sangue di Cristo oltre che raffigurante le sue vere sembianze.
In questo fervore religioso si mosse dalla Francia alla ricerca del Mandylion anche "l'Ordine dei Poveri Cavalieri di Cristo" i Templari.
In virtù del loro statuto i Templari come ordine indipendente non sottoposto ad alcuna autorità, nè politica, nè ecclesiastica, con l'eccezione di quella del Pontefice, godevano di libertà d'azione ed è plausibile che, sospettando che non il vero Mandylion fosse stato consegnato a Bisanzio, bensì una copia, e che quindi fosse ancora custodito segretamente ad Edessa, avessero indirizzato presso quella città la ricerca della leggendaria reliquia. Fu trovata? Dove fu portata per essere nuovamente esposta come vessillo di fede o per essere più probabilmente conservata in un sacro e recondito nascondiglio?
Sappiamo che esistono in Italia almeno tre Mandylion arrivati attraverso svariati passaggi di mano. Attualmente sono esposti a Genova, a Roma e a Manoppello.
Dei primi due possiamo escudere che si trattino del dipinto di Hannan infatti probabilmente la reliquia di Genova è una copia donata nel 1400 al doge Montaldo dall'imperatore bizantino Giovanni V Paleologo. Il dipinto di Roma conservato attualmente in Vaticano è addirittura eseguito su tavola. Ma che dire del Mandylion di Manoppello? La locazione geografica di questa cittadina abruzzese in provincia di Pescara è di per sè interessante. Infatti si trova presso le pendici del massiccio della Majella e il sito è frequentato almeno dall'epoca romana tant'è vero che in prossimità della cittadina è stata rinvenuta una villa patrizia databile intorno al I secolo A.C., oggetto di recenti scavi archeologici.
Da Manoppello risalendo la Majella verso sud si giunge a Roccamorice dove si trova l'antico eremo celestiniano di Santo Spirito.
In Abruzzo, nell'Alto Medioevo, tra il Monte Morrone ed il massiccio della Majella, nacque e si diffuse l'eremitismo. Le rocce calcaree scavate da numerosi corsi d'acqua offrivano ai monaci che ricercavano il contatto con il divino attraverso la meditazione in solitudine e il ritorno alla povertà del Cristianesimo primitivo, grotte e ripari che furono adattati nel tempo con la costruzione di piccole cappelle e dormitori. Lo stesso Petrarca definì queste montagne "domus Christi".
L'eremo di Santo Spirito ospitò nel 1246 Pietro da Morrone che sarebbe diventato Papa nel 1294 con il nome di Celestino V.
La figura di questo eremita è decisamente insolita sia per la sua storia, così come ci viene raccontata, che suscita comunque interrogativi, sia per quello che le sue azioni svelano senza rivelare appieno. La sua stessa nascita (1209-1215?) ed il suo cognome (Angelerio-Angeleri?) sono tutt'oggi messi in discussione. E' probabile inoltre che abbia avuto i natali nelle contrade dell'Appennino tra Abruzzo e Molise.
In giovane età entrò a far parte della comunità benedettina di Benevento ma la sua forte aspirazione alla contemplazione e all'ascesi lo portarono verso le cime abruzzesi dove nelle grotte presso il Monte Porrara ed il Monte Morrone vivrà in totale isolamento. Il suo nome e la sua fama si diffusero comunque tra la gente comune, il clero ed la nobiltà.
Uomini desiderosi di vivere le sue stesse esperienze religiose si unirono a lui fondando la "Congregazione dei Fratelli Penitenti dello Spirito Santo" successivamente denominati Celestini.
La storia non ci evidenzia i primi incontri di Pietro con l'Ordine Templare ma nel 1274 durante il suo viaggio compiuto a piedi verso Lione, dove nel corso del Concilio Lionese II, il Papa Gregorio X intende sciogliere alcuni ordini monastici fra i quali i Celestini, venne accolto come ospite per due mesi in una magione templare. Questo "sprovveduto eremita" ottenne il mantenimento dello satus del suo ordine monastico. Ci fu un'intercessione da parte dei Templari? Quale rapporto si instaurò tra Pietro ed i Templari durante il suo soggiorno francese? Ricordiamo che le origini dell'Ordine del Tempio sono ampiamente documentate. Esso fu in primis costituito da un gruppo di nove cavalieri originari della regione francese della Champagne e condotti da Ugo di Payens.
Considerando le sue azioni successive supponiamo che Pietro riportò dalla Francia qualcosa di particolarmente prezioso che l'Ordine Templare forse sentiva in pericolo di esproprio. Nello stesso anno Pietro, rientrando dalla Francia, decise di costruire presso l'Aquila sul Colledemajo, quella che nel 1288 verrà consacrata come Abazia di Santa Maria in Collemaggio.
Pietro da "umile eremita" riuscì a portare a compimento quest'opera che racchiude nelle sue forme molteplici elementi di simbologia templare non ultimo l'evidente dualismo cromatico della facciata. Ben noto è infatti il legame che ci fu tra l'Ordine del Tempio e i "costruttori della cattedrali" che seppero realizzare capolavori architettonici che culminarono con lo stile gotico.
Che cosa ospitò Pietro in Collemaggio?
Nel frattempo, nel 1285 acquistò il Monastero di San Pietro di Vallebona situato sulla cima della collina sovrastante l'attuale Santuario del Volto Santo, dando in permuta il monastero celestiniano di Sant'Antonio di Campo di Giove. Si narra tuttavia che il Mandylion fosse già noto in questa zona prima della costruzione dell'attuale Santuario nei primi del '600.
Il Santuario del Volto Santo appartiene oggi all'ordine dei frati Cappuccini.
Nel medioevo i Cappuccini, nella ricerca del rispetto della regola francescana delle origini, trovarono nella regione abruzzese il luogo ideale per compiere la loro missione di povertà, tanto da essere soprannominati "Poveri Eremiti di Celestino" per la protezione che Pietro da Morrone accordò loro appena diventato Papa.
Nel 1294 Pietro, dal suo eremitaggio, venne invitato dal Re di Napoli Carlo d'Angiò affinché esortasse i cardinali riuniti in conclave ad eleggere il nuovo Papa poiché il soglio pontificio era vacante in quanto i porporati erano divisi da conflitti politici. Pietro acconsentì e al suo scritto rivolto al conclave, paventando gravi conseguenze per la Chiesa, seguì la decisione dei cardinali di scegliere proprio lui come nuovo pontefice, il "povero eremita" conosciuto in tutte le corti reali europee per la sua alta moralità e religiosità. Il frate nel suo eremitaggio rifiutò dapprima l'incarico ma in seguito si piegò all'obbedienza e il 29 agosto del 1294 si fece incoronare Papa non a Roma ma nella Basilica di Collemaggio da lui edificata. Arrivò li in sella ad un asino accompagnato per le briglie da Carlo d'Angiò Re di Napoli e dal figlio Carlo Martello Re d'Ungheria.
Nel periodo dell'eremitaggio e del successivo ingresso al soglio pontificio di Celestino V, la famiglia Orsini dominò fino a circa il '400 su Manoppello quando divenne possedimento dei Colonna. Poiché fu proprio grazie all'appoggio della famiglia Orsini, già legata ai D'Angiò e ai Del Balzo, che Pietro da Morrone venne eletto Papa, possiamo supporre che il controllo del territorio di Manoppello da parte di questa potente casata rendesse questo luogo sufficientemente sicuro per custodire qualcosa di sommamente caro a Pietro forse consegnatogli dai Cavalieri Templari.
Al di là delle vicende storiche che riguardano le lotte intestine tra potere temporale e potere della Chiesa Cattolica Romana abbiamo voluto evidenziare il fil rouge che lega i Templari, gli ordini monastici e San Pietro da Morrone, per arrivare alla preziosa reliquia bizantina: il Mandylion. Possiamo suppore che nel suo incontro con i Templari a Lione, Pietro avesse ottenuto in custodia l'antico velo che fu dapprima custodito nella Basilica di Collemaggio e successivamente per ragioni di sicurezza portato a San Pietro in Valle Bona e consegnato ai "Poveri Eremiti di Celestino" sotto la protezione della famiglia Orsini. Ricordiamo che Pietro da Morrone fondò e ristrutturò nel corso della sua vita eremi e monasteri tra i quali citiamo San Liberatore a Majella, San Bartolomeo a Roccamorice, Santo Spirito del Morrone, Santa Maria D'Arabona a Manoppello e San Tommaso a Caramanico.
Non sappiamo se la reliquia attualmente esposta nella Basilica del Volto Santo sia l'originale Mandylion o piuttosto una copia di quello che Pietro presumibilmente portò da Lione. Non sappiamo nemmeno se l'impronta sul telo di bisso sia l'immagine del Cristo adorato come figlio di Dio dalla Chiesa Cattolica o dell'Adam Kadmon, l'uomo spirituale perfetto, modello di riferimento per lo gnosticismo. Una cosa ci sembra evidente, l'importanza di questa figura per entrambi i credo religiosi.
Ci chiediamo inoltre come mai Celestino abbandonò il soglio papale dopo solo 107 giorni, scappando e cercando rifugio oltremare verso la Grecia a bordo di una nave fornitagli dall'Ordine Templare e che a seguito di una tempesta naufragò. Fonti storiche riportano che su mandato del Cardinale Benedetto Caetani, appena eletto suo successore con il nome di Bonifacio VIII, Celestino V venne catturato e rinchiuso nella Rocca di Fumone, proprietà dello stesso Caetani, dove morì il 19 Maggio del 1296 in circostanze non chiare. E' indubbio che il breve pontificato di Celestino V mise in discussione il soglio romano quale centro della Cristianità e che l'elezione di Bonifacio VIII ripristinò gli antichi equilibri politici e religiosi. Hanno origine in questo contesto le successive vicende che vedono coinvolti l'Ordine Templare, il suo annientamento nel 1314 e la cosiddetta "cattività avignonese" nel 1309 sotto il Papa francese Clemente V. Le speranze di Bonifacio VIII di mantenere Roma sede del papato ebbe breve vita e presto si aprirono nuovi scenari...
Bibliografia:
-
L'Altro Impero Cristiano, Eduardo R. Callaey, Tropea
- Il Medioevo, a cura di Umberto Eco, EncycloMedia
- I Re Pellegrini, Adrian G. Gilbert, Corbaccio
- Grandi Itinerari Automobilistici nel Paesaggio Italiano, T.C.I.
- Il Libro che la tua chiesa non ti farebbe mai leggere, Tim C. Leedom - Maria Murdy, Newton Compton Editore
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